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domenica 15 agosto 2010

violapensiero n°12

Un medico parla con franchezza. (sull’EVN - educazione al vasino per neonati)



Non sono venuta a sapere di questo metodo di educazione al vasino in tempo per poterlo usare con le mie prime due bambine. Da medico quale sono, non avevo mai dato la minima importanza a questo genere di cose. Anche durante i miei numerosi viaggi all’estero non ero mai venuta a conoscenza di questo metodo. E’ una di quelle cose che non entrano nella coscienza fin quando non si diventa genitori. Inoltre, all’università ci hanno insegnato che è fisicamente impossibile educare un neonato alla gestione dei bisogni fisiologici, e questo è ciò che poi noi raccontiamo ai nostri pazienti. Così, la possibilità di un’educazione precoce al vasino mi ha colto veramente di sorpresa. […]


Di certo l’educazione al vasino in età precoce è impegnativa. Provando a fare un calcolo giornaliero, alcuni giorni dedico fino a un’ora all’addestramento al vasino. E’ un aspetto su cui riflettere: qui in Occidente siamo troppo indaffarati, troppo distratti da mille cose da fare. Io penso che in un modo o nell’altro, dobbiamo fare i conti col sederino dei nostri bambini. Possiamo farlo nel modo giusto sin dai primi mesi di vita, o possiamo posticipare il processo rieducando il bambino più tardi, ma questo può comportare difficoltà maggiori. Non possiamo cambiare questo schema a meno che non abbiamo realmente la volontà di cambiare. E’ una decisione individuale della madre. Non mi sento a disagio se qualcuno ammette onestamente di essere troppo indaffarato per applicare questo metodo. Sono convinta che se i genitori fossero realmente consapevoli dell’impatto ambientale e dei danni potenziali causati ai bambini dal fatto di rimanere a lungo in pannolini bagnati od esposti ad agenti chimici come la diossina, sarebbero più motivati a sperimentare l’educazione al vasino in età precoce. Come medico, se vedo una mamma il cui bambino presenta irritazioni cutanee da pannolino, posso pungolarla un po’, raccomandandole di tenere il bambino in un tessuto o lasciarlo all’aria aperta o che provi qualcosa di nuovo come l’uso precoce del vasino. In ogni caso ci deve essere una motivazione, per cambiare comportamento nella nostra società non è facile mutare le abitudini. I pannolini usa e getta sono semplicemente troppo comodi… ma a che prezzo! […]


La medicina occidentale insegna che, dal punto di vista neurologico, non è possibile l’educazione al vasino nella prima infanzia. Non so da dove venga questa idea. Sembra trattarsi semplicemente di nozioni trasmesse da una persona all’altra a partire dall’esperienza pratica. Non mi è mai capitato di imbattermi in studi approfonditi sulla materia. I profani non si rendono conto di quanta parte della medicina convenzionale poggi le sue basi su fonti che non sono altro che “il sentito dire”. […] L’idea corrente che porta a ritardare l’addestramento al vasino ai 15 mesi ed oltre per la presunta immaturità neurologica da questo punto di vista è infondata, data l’abbondanza di prove contrarie contenute in numerosi resoconti provenienti da altri paesi. A chi vi sentite di dare più credito, a milioni di neonati asciutti di 6-9 mesi di età o ai cosiddetti esperti? […] Un altro fattore che ostacola la diffusione dell’ EVN negli Stati Uniti e in Europa è il consumismo. Troppo spesso i medici costituiscono involontariamente la testa di ponte di specifici interessi commerciali: farmaci, alimenti per la prima infanzia, pannolini usa e getta. Sono pienamente consapevole che buona parte di quello che so in fatto di prescrizione di medicinali mi sia stato passato dai rappresentanti di ditte farmaceutiche, i cosiddetti “informatori scientifici” che hanno un prodotto da vendere. I produttori di pannolini usa e getta hanno tutto da perdere dai medici che incoraggiano l’EVN o l’impiego di pannolini in tessuto.


Sin dai primi giorni di vita, gli ospedali forniscono pannolini usa e getta, con la giustificazione che sono più igienici di quelli in tessuto, ma tutti i medici sanno che la diffusione dei germi è da attribuire in primo luogo a coloro che si prendono cura del bambino, il tipo di pannolino utilizzato c’entra poco. E’ molto difficile entrare nella torre d’avorio della medicina convenzionale ed è una grande sfida quella di cambiare il modo in cui i medici ricevono l’informazione. […] Le menti si stanno aprendo perché sempre più pazienti richiedono un approccio olistico alla salute. […] E’ un processo lento quello che porterà all’estinzione di alcuni dei vecchi paradigmi. Spero non sia necessario attendere un ulteriore aggravamento delle condizioni ambientali a causa del nostro stile di vita. Man mano che cresce lo scambio tra culture diverse, aumenta la richiesta di informazione da parte dei pazienti e i medici stessi diventano più ricettivi. E’ una rivoluzione che deve avvenire.”

Laurie Boucke, Senza pannolino

Come educare al vasino sin dai primi mesi di vita



La testimonianza – scusate la lunghezza, ma meritava – di questa dottoressa americana è ancora del 2000 e si trova nell’appendice del libro edito nel 2006 da Aam Terra Nuova (una collana che vi aiuta a pensare – e gestire, nessuno si offenda di questo verbo - il vostro bimbo ecologico) che accompagna passo passo all’educazione precoce al vasino. Per i dettagli tecnici dell’addestramento (anche qui i più “poetici” non si spaventino di tali termini, che sono usati per dare il senso quotidiano e operativo della pratica che attende i genitori) potete consultare anche il sito http://www.evassist.it/sitenew/ - crescere senza pannolino. In realtà si tratta di una pratica che oltre a determinare un minore – ma tanto! – impatto ambientale e attivare un processo d’indipendenza del bambino fin dalla nascita, crea una complicità e una comunicazione tra il neonato e i genitori davvero stupefacente e si, anche poetica in questo caso. Eppur si tratta di cacca e pipi. Ma De Andrè ci aveva già avvisato!

Come tutte le conquiste potete già immaginare che il percorso non è indolore, ma la posta in gioco è ancora più alta dei popolini su cui ci siamo già intrattenuti. Ambiente, persona e relazione mi sembrano le tre dimensioni che ne escono rafforzate. E forse in modo più sensato di quanto ci proponga ogni tanto il ministro Brunetta in occasione delle sue riflessioni sui “bamboccioni”. Ecco, i neonati per comodità (mi tiro dentro, siamo tutti complici di questo stile di vita) li trattiamo da bamboccioni, perché li educhiamo per anni a farsela addosso e poi gli chiediamo di fare retromarcia e di provare a perdere questa abitudine, che noi gli abbiamo incollato giorno per giorno al sederino.

Per esempio, ma si potrebbero citare altre aziende, a nessuno di noi viene in mente di denunciare la Pampers perché nel suo marketing ci incita a seguire la scala di P-R-O-G-R-E-S-S-I (ma per chi? Per il bilancio aziendale, non sicuramente per il bambino incontinente!) Se avete dei dubbi http://www.pampers.it/prodotti/prodotti_progressi.php e in ogni caso nel loro slogan è pure ammesso nero su bianco. Recita così: Nasce____Cresce____Corre!! Il corre prevede la taglia “extralarge” per un peso di 16 kg (toto età? I forum dicono che siamo tra i 2 e 3 anni!) e tanto per fare un po’ di sano teleforum sulla pubblicità analizziamo anche la frase che accompagna questa taglia:

“Crescendo, il tuo bambino si trasforma in un piccolo adulto: desidera indossare la sua prima mutandina, anche se ha ancora bisogno dell'assorbenza del pannolino. Per questo, Progressi ha inserito due nuove taglie (5+, 6) con un prodotto super sgambato come una mutandina, ma con il maggior potere assorbente di Pampers, per contenere anche pipì da campioni.”

Siamo intelligenti: non servono commenti, se non specificare che ci trattano da rimbambiti.

Sempre la dottoressa americana aggiungeva che se i bambini “si educano sin dalla nascita al vasino, impareranno che nella vita vivere è molto più che stare seduti in un pannolino.” Allora, il ministro Brunetta oltre ad esternare pareri su universitari e trentenni a casa con mamma e papà, dovrebbe avere anche un incontro ravvicinato con i responsabili aziendali Pampers e legiferare sulle pipì da campioni. Proponiamoglielo nel blog http://www.renatobrunetta.it/.

Tranne l’occidente più opulento, il resto del mondo fa uso di questa pratica, ognuno con le sue specificità culturali. Sarà proprio vero che la ricchezza genera progresso? Nel libro Senza pannolino sempre in appendice vengono fornite indicazioni sui paesi che utilizzano EVN per eventuali scambi (nell’era globale!) sul come riuscire nell’addestramento. Alla fin fine è una bella parola, mi piace. E’ usata in modo non violento, assolutamente non militare che apre alla pace (dei sensi del culetto). Beh, per l’Europa sono indicate solo Bulgaria, Cecoslovacchia, Romania, Russia, Turchia. Ah, ma allora non portano solo clandestini e criminalità… potremmo anche imparare??!! Questo potremmo scriverlo ad un partito, ma mi fermo qui, perché oggi divento troppo politica e faziosa. Purtroppo loro da noi invece imparano la comodità e perdono per strada la forza delle loro pratiche educative. Dio benessere!

Veniamo alla nostra famiglia, altrimenti è facile fare l’omelia domenicale (oggi ci sta proprio!).

A 15 giorni dalla data presunta del parto, non posso sapere se io e Mauro saremo in grado di farcela, ma so che vogliamo provare l’addestramento! In casa per il rientro dall’ospedale per non trovarci sommersi dalla pipi ancora inesperti abbiamo sia dei prototipi di popolini, come raccontavo tempo fa, sia una confezione di Pampers progressi n. 1. Ma anche due V-A-S-I-N-I. (Mentre li compravamo ancora con il pancione, tutti infatti mi guardavano strana. Effettivamente siamo in anticipo per la cultura italiana). E altri due acquistati sempre all’Ikea (e siamo a quota 4 per 6 euro, un costo accessibile che si può ammortizzare con altri figli) sono già stati consegnati nelle case dei nonni paterni e materni per eventuali soggiorni. Mentre li compravamo mio marito mi ha pure suggerito di prenderli tutti VERDI (e non di più colori come stavo facendo creativamente al femminile), così da non confondere Viola. In quel momento ho percepito che siamo una famiglia! Forse tra breve sarà più puzzolente di quella del Mulino che vorrei, ma una famiglia. Sono le piccole intuizioni che ti dicono che stai camminando insieme.

Io non ho mai cambiato pannolini in vita mia, ma desidero che questa verginità sia l’occasione non per farmi dire dall’amato prossimo che non si tira mai indietro nel giudicarti “fai presto tu a parlare, prova prima!”. Una pacca sulla spalla di incoraggiamento, no? Si provo, ma voglio provare tutte le strade che ho a disposizione e in primis quelle che non distruggono il creato. Ed eventualmente ammettere che non ci siamo riusciti, ma che abbiamo provato.

Il libro forse è difficile da reggere a livello di nausea: 200 pagine di pipi e cacca illustrate in varie modalità di evacuazione, mettono a dura prova tutti, ma in realtà è un testo molto equilibrato che aiuta i genitori a non sentirsi frustrati se non ci riescono, a non essere integralisti con il bambino, a conservare delicatezza e flessibilità e a non fare gare con figli precedenti o con figli di altri.

Forse queste pratiche ci renderanno meno efficienti al lavoro, meno brillanti, meno belli e rampanti, con le culle meno fashion, con i tappeti trendy rovinati dalla pipi?? Dai, un prezzo accettabile, se possiamo contribuire a non vedere gli scenari da fantascienza che la tv sta mandando in onda questa estate da ogni parte del mondo. E da esperta di cinema, vi assicuro che la Russia così non l’avevamo ancora vista in nessun film americano post guerra fredda!

Oggi è il giorno del Magnificat, l’Assunta l’alleanza tra cielo e terra. Se vogliamo unirci al cielo, intanto riprendiamoci la terra.

p.s. parliamone!

martedì 3 agosto 2010

violapensiero n°7


“Meno 6 mesi, 2 settimane, 6 giorni

Lui





Qui bisogna fare due conti. Banale, prosaico, inelegante, ma necessario. […] Cominciamo tagliando il superfluo. Per dire: è ormai un anno che in casa usiamo detersivi biodegradabili al 100%. Detersivo per i piatti, per i vestiti (che laviamo a mano: la lavatrice è un lusso che ancora non c’appartiene), ma anche sapone per le mani e per la doccia (per le parti intime, siamo affezionati ai buoni vecchi inquinanti. Ma questa è un’altra storia). E’ un gesto di cui ci vergogniamo un po’. Perché l’ecologia ha un prezzo e anche sentirsi buoni, sentirsi civili – non so bene come definirlo – ha un prezzo. Pure alto. Paghiamo 8.75 euro il boccione di detersivo per le mani che potremmo avere ad un quarto. Trovo del tutto imbarazzante che questa pace costi. […] Lavando i piatti pensavo al risparmio. Ed è stato immediato concludere: si ritorna al vecchio sapone Esselunga, o Standa o Auchan. Neanche una marca di quelle che fanno pubblicità, di quelle che si sa che sgrassano da matti, basta proprio il sapone entry level di un supermercato ( per usare un gergo da aziendalismo allegro). Però. Per chi ho comprato il sapone che puzzava e mi costringeva a vergognarmi fino a oggi? Perché ho spento il led del televisore? Ho detto a mia mamma di non comprare più lacca? Perché cerco di fare la differenziata per bene? La risposta è semplice: per chi verrà dopo di noi. […] La cosa si complica. Fino a quando questi posteri erano gente a me sconosciuta, invisibile e intangibile ero in grado di farlo. Poi, ora che la specie si protrae anche attraverso di me. Ora che un postero, lo instrado io giù per il mondo, ecco, proprio ora mi metto a pensare ma andate tutti a cacare. Pensiamo a noi stessi, tanto gli scienziati qualcosa si inventeranno […] Le nonne sono morte da tempo, ma sono sicura che se avessi chiesto loro: “Nonna, hai mai pensato di non avere bambini?”, loro non avrebbero capito la domanda. […] Si nasce, si muore, ci fa delle grandi risate in mezzo, ci si spacca la schiena , e si fanno i figli. Mi avrebbe detto così. […] Come si fa a parlare di futuro, in un paese che non vuole la responsabilità dei figli? No, meglio mettere il tappo, riempire il lavello d’acqua, insaponare tutto, e poi risciacquare.”

Arianna Giorgia Bonazzi e Arnaldo Greco

Sopravvivere all’attesa – Manuale per giovani coppie



Per il toto citazioni del violapensiero: non sono finiti i libri e non si rinizia il giro con quelli già menzionati. Anzi, se Viola non è pronta per essere sfornata, ce ne sono in coda parecchi che vorrei condividere, ma per le pari opportunità volevo dare la possibilità anche al “lui” di questo diario citato nel violapensiero n°5 di dire la sua su un tema, che mi sta proprio a cuore (e a portafoglio!).

Ho appena finito una colazione tutta biodegradabile, in questo caso per il mio fisico, che fa comunque parte dell’ambiente e dell’ecologia a pari merito, che mi costa giornalmente una media di 3 euro. Di solito si fa colazione a casa, e non al bar per risparmiare: nella pasticceria più rinomata di Padova mi costerebbe meno (è ammesso il toto scommesse anche sulla pasticceria!!). Il nostro bancomat viene strisciato in media 3-4 volte alla settimana al negozio biologico raggiungibile a piedi. Almeno la benzina non ha voce in bilancio. Vi tralascio gli importi e spero sempre che Mauro, da statistico, non tracci una curva dettagliata delle nostre spese bio. Quel giorno nell’alta padovana il cielo si oscurerà.

Per rimanere sui detersivi proprio ieri: un multiuso + la polvere per la lavastoviglie = 11€. Bisogna ammettere che la polvere mi dura tanto e consumo una quantità di detersivo inferiore alla classica pastiglia. Rimangono sempre 11€ (non sono pochi per due detersivi) e il nostro livello di vita non è molto diverso dagli autori del manuale di sopravvivenza all’attesa. Forse un po’ meno precari. E al bio, almeno in estate, compriamo solo la frutta, perché in questo periodo abbiamo ben due orti delle rispettive famiglie che intasano il frigorifero di verdure freschissime, altrimenti la curva dei costi crescerebbe in modo esponenziale. Ci sostengono motivazioni, oltre che ecologiche, anche di salute, che posticipo ad un altro post, perché si aprono pensieri sulla medicalizzazione della gravidanza su cui voglio tornare e spero prima della “rottura del tappo”.

Non vi nascondo che il pensiero di “Lui” si respira anche nella nostra famiglia e il senso di frustrazione è grande. Mi piace l’espressione “proprio ora che ne instrado" uno tutto mio. Si proprio ora, nel momento della testimonianza ravvicinata, un figlio tutto tuo con cui dare il meglio di te, dei tuoi valori e delle tue convinzioni per cui t’impegni da anni, i conti alla mano ti impediscono di farlo. Anche mettendo in atto le strategie di condivisione beni con parenti e amici, cercando di non lasciare spazio al superfluo che un marketing violento ti propone come essenziale per nove mesi, un figlio porta con sé già nella gravidanza e nella fase di allestimento concreto per l’arrivo dell’erede in casa, dei costi molto impegnativi che, da come ci dicono tutti con tono allarmante, andranno solo aumentando per “enne” anni.

Siamo come questa coppia: a parte la carta igienica (anche noi abbiamo qualcosa che è rimasto inquinante), tra negozio super bio e linea bio della Coop in questi anni c’abbiamo provato a fare la nostra parte. Abdicare per l’arrivo di un figlio, ti fa sentire idiota. Si, idiota. La famiglia è la culla della condivisione di uno stile di vita e rischi di condividere solo che non ti puoi permettere l’ecologia. E non perché non rinunci al ristorante o ai viaggi: già tagliati!

Come mi si addice, invece di ipotizzare quali spese biodegradabili tagliare, approfittando di questo approccio al femminile del marito di questo periodo (non rischio lo sgozzamento!) ho alzato il tiro. Sono stata nello storico negozio Zut in centro a Padova e ho acquistato due prototipi di pannolini lavabili. Si chiamano “Popolini”. Dal nome che fa simpatia, anche nel vederli, sembra tutto semplice come un film di Walt Disney. Un po’ meno il corredo che accompagna la messa in uso di questa filosofia lavabile.

Ho ipotizzato questo uso “reciclabile”, perché penso che la massa illimitata di rifiuto secco che determina la prole di cui ci facciamo carico, non abbia niente da invidiare alla marea nera che da mesi fa imbiancare quotidianamente Obama. Ma come tutte le scelte di un certo impatto va valutata in coppia e allora eccomi tutta fiera a casa con i miei due popolini e con un’ipoteca simbolica già pendente sopra di me: di 2 di diversi modelli ho già speso all’incirca 30€. Spiego a mio marito come funziona il tutto:

- Ne servono almeno una ventina per riuscire a dare il giro alle espulsioni poco poetiche, che Viola non mancherà di regalarci. Per chi non ha ancora confidenza, in alcuni periodi si va anche sugli 8 pannolini al giorno. Vendono delle valigette di popolini da 10 pezzi che si aggirano in base ai modelli su una media tra i 130€ e i 150€. Servirebbero almeno due valigette.

- Gli illustro i vari modelli e gli elementi pro e contro di ciascuno.

- Rincaro la dose dicendo che bisogna acquistare le mutandine della stessa linea per evitare lo sconfinamento della marea nera.

Vi lascio immaginare la faccia di Mauro in tutto questa mia promozione. Mi guardava come quando mi dice “Non stai presentando un film, non serve che attivi tutte le strategie di comunicazione…”.

Seriamente: ne guadagna in benessere 1. il culetto di Viola, 2. l’ambiente e 3. il bilancio familiare. Spenderesti di pannolini usa e getta comunque molto di più delle 300€ delle due valigette. Il tutto farebbe propendere per la tesi “adotta un popolino” da far girare tra gli amici, che non sanno cosa regalarti con 10-15 euro senza che il loro investimento finisca in un cesto infinito di giocattoli riesumati anni dopo solo dalla Pixar in Toy Story 4. Secondo voi è così semplice?? Magari, come un’alimentazione sana l’ecologia  costa in termini monetari e in termini di tempo e stile di vita.

Tre stadi si frappongono tra noi e il nostro dovere di buoni cittadini:

a) Dopo uno shock iniziale, presumo sia superabile lavare la cacca di tuo figlio (anche se metti della carta bio tra il culetto e il popolino, così mi ha spiegato il signore di Zut, qualcosa sborderà…).

b) Anche se avrai mille incombenze domestiche, poppate infinite, “enne” lavori extra da continuare a fare per sopperire al calo per maternità di uno stipendio già di suo “ecologico”, biodegradabile ma per il bilancio aziendale… forse ce la farai a fare le lavatrici no stop per non rimanere senza popolini. Un plotone di mamme, comprensibilmente esauste, mi ha già detto: “ti aspetto al varco dopo un mese di vita di Viola, altro che popolini… semplifica tutto quello che puoi”. E sarà pure vero anche questo…

c) Ma il vero dramma è asciugarli nell’inverno della pianura padana. Ovviamente, se non hai l’asciugatrice che non possiamo permetterci, men che meno in bolletta! Ma allora dobbiamo acquistare ancora più valigette e una signora che ti aiuti in casa?

All’offertorio del Battesimo mi vedo già un popolino innalzato al cielo della chiesa dalle mani del celebrante.

In un negozio bio che frequentavo anni fa vicino alla mia casa precedente, le auto dei clienti che arrivavano erano al 90% dei Suv immensi che prendevano due parcheggi. Al tempo, senza le spese di una vita a due fuori di casa, mi chiedevo se anche l’eco è un lusso, ora ne sono certa.

So che siamo passati dalle riflessioni filosofiche alla cacca di Viola, ma accumulata con quella di molti altri suoi coetanei la questione diventa filosofica, politica, civile. Vorrei risparmiare all’ambiente 1825 pannolini (una media di 5 pannolini per 365 giorni). Vorrei continuare a fare la spesa bio. Ma è davvero possibile per una famiglia normale? Parliamone.

p.s. E noi non siamo poveri. Ci sono famiglie messe a dura prova che non si pongono nemmeno la scelta del supermercato: solo discount. Tra tutte le ingiustizie i poveri hanno anche quella di inquinare?