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mercoledì 25 maggio 2011

Violapensiero n°34



Profonda esperienza fare la giurata al Sesto Premio Nazionale di Poesia Religiosa “San Sabino” organizzato dal Gruppo Culturale La Perla. Domenica a Torreglia Alta c’è stata la premiazione nella pieve proprio di San Sabino carica di storia e di verdi profumi al suo esterno con un panorama impagabile. Abbiamo premiato poesie ricche di una maestosa ricerca interiore, colme al contempo della pace e della lama che ogni percorso spirituale porta con sé ma prive di quell'alone troppo "devozionale" che talvolta di poetico ha ben poco. Molte donne tra le premiate ma di certo non lo sapevamo in fase di analisi. Persone da tutta Italia e premi anche sostanziosi.

Fare il giurato è un’utile esperienza pedagogica perché quando giudichi davanti agli occhi hai solo un foglio con le parole impresse sulla carta. Non c’è nessun condizionamento di nome, estetica, conoscenza, genere. Tutto verrà svelato solo successivamente dopo la scelta finale. L’unico condizionamento che si subisce e a cui ormai siamo poco abituati è il ragionare con i compagni di giuria. Ascoltare come leggono la poesia che nell’intimità della tua analisi forse aveva perso qualcosa, il considerare le loro opinioni e sensazioni nei confronti del testo che magari avevi accantonato ma poi grazie alle loro segnalazioni e motivazioni riprende slancio e si affranca nella corsa al premio. Gli altri ci cambiano anche in questo caso. Rendono meno dozzinale il nostro sguardo o noi rendiamo più alto uno sguardo distratto di altri. La vita ogni giorno dovrebbe essere più simile a quello di un giurato.




Anche il primo premio è andato ad una donna. Monica Cornali, psicologa di origine bergamasca trasferitasi ad Albignasego. Quando è andata a ritirare il premio e ad ascoltare seduta in una sedia regale la motivazione della vittoria della sua poesia, letta nel frattempo da un attrice, non era sola. Con lei c’era un bambino. Suo figlio Agostino. Da lì in poi mi sono persa. Ho avuto occhi solo per questo bambino così fiero della mamma, da stringerla in un modo tutto suo. Un abbraccio non solo affettuoso, alla ricerca di sicurezza, di non rimanere solo, ma quel cingere per esprimere la stima che prova nei confronti della sua mamma. Cosa sa un bambino ancora così piccolo della poesia? Eppure i suoi occhi capivano.

Durante un momento di festa successivo il marito di Monica c’ha raccontato come lei abbia sempre scritto, ma durante la gravidanza in modo davvero intensivo. Era un continuo mettere in poesia le emozioni e le percezioni dello stato di grazia in cui era immersa. Lei stessa ha aggiunto che sentiva e sente tuttora il bisogno di lasciare ad Agostino qualcosa di scritto che possa essere qualcosa di buono, capace di impreziosire la sua vita.

In quel momento sono riaffiorate in me tutte le sensazioni e i desideri che hanno portato alla nascita di questo blog. Non è poesia. Non è letteratura. Nessuna altezza vertiginosa di senso, nessun guizzo estetico o figure retoriche, ma nel mio piccolo avevo provato lo stesso desiderio di Monica e come lei continuo a sentirlo.

Il prof. Giampiero Giuliucci, direttore artistico del premio e persona di rara sensibilità e delicatezza, in un passaggio della sua introduzione alla cerimonia ha detto che siamo noi a costruire la spiritualità di chi verrà dopo di noi. Mi ha colpito molto questo particolare punto di vista secondo cui l'approdo della nostra spiritualità diventano le generazioni future e non noi stessi.

E allora mi fermo, respiro, rifletto e nel mentre mi chiedo quali cattedrali stiamo costruendo per Viola e per gli altri bimbi che come lei sono ancora sulla soglia dell’esistenza. Se vorrete, lasciatemi, lasciamoci, un pensiero, anche fugace, su questo. Anche qui nel blog.

Di domanda in domande ecco la poesia premiata di Monica Cornali:



Mi toglierai le domande

come si tolgono le spine.

Tu solo, confido,

mi farai rosa.

Giardiniere

e profumo stesso

del mio cuore,

Tu, O Signore.

3 commenti:

U carcamagnu ha detto...

Durante un momento di festa successivo il marito di Monica c’ha raccontato come lei abbia sempre scritto, ma durante la gravidanza in modo davvero intensivo. Era un continuo mettere in poesia le emozioni e le percezioni dello stato di grazia in cui era immersa. Lei stessa ha aggiunto che sentiva e sente tuttora il bisogno di lasciare ad Agostino qualcosa di scritto che possa essere qualcosa di buono, capace di impreziosire la sua vita.
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io mentre ero incinto del mio secondo figlio ho fatto un blog per tifosi calcistici illuminati.

Violapensiero ha detto...

Federica di Treviso scrive:

Stupenda la poesia di Monica, complimenti davvero! esprimere le proprie sensazioni, emozioni, desideri prendendo spunto dalla natura nella quale siamo immersi, dà un tocco di verità alla nostra esistenza, si resta collegati a questa Terra da cui siamo stati generati... e, come s. Francesco, è restare collegati con i nostri sensi.. a Dio! questo per me è un aiuto a vivere la spiritualità quotidiana, che potrebbe essere un aiuto per trasmetterla al prossimo. Ciao! grazie Arianna per questo lavoro "buono, capace di impreziosire la vita"!

Lucia Nadal ha detto...

oggi,16 marzo 2013 ho sentito da Padre Ermes la tua poesia e ne sono rimasta affascinata perchè è proprio ciò che sento nel cuore. Grazie.

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