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lunedì 20 settembre 2010

violapensiero n°18

«Cosa significa giocare? Che cos’è il gioco? Si tratta di una parola di uso assai comune, ma il significato non è scontato. E’ il linguaggio espressivo più tipico del bambino, ciò che egli fa quasi tutto il tempo. Tuttavia i bambini non sono gli unici a giocare. Quando abbiamo smesso noi di giocare? Che cosa differenzia il gioco dalle altre azioni?



Portando l’attenzione su questo tema scopriremo forse che il gioco non è così diverso dall’agire normale, che giocare è vivere quando ci si sente liberi, quando si cavalca l’energia vitale, quando ci si diverte e ci si sente felici facendo, proprio come i bambini, che semplicemente esistono, crescono, imparano, interagiscono, scoprono, creano senza mai perdere il collegamento con la vita.


Il gioco è fine a se stesso, non c’è responsabilità, non esiste fallimento, è puro divertimento; in quanto tale sembra lontano dalle dinamiche di vita di un adulto. Eppure molti uomini di successo, di abilità considerate superiori alla media, sanno vivere giocando, mantenere nell’esistenza l’entusiasmo infantile, considerare la vita stessa un gioco.


“Ti diverti sempre!” disse un giorno quasi con rimprovero ad Alexander Fleming un collega, stupito dai giochi che lo scienziato inventava con le sue colture batteriche. Quei giochi lo portarono alla scoperta della penicillina. Non è forse una meta interessante ritrovare il bambino che è in noi e aiutare i più piccoli a non perderlo?»

Giacomo Bo – Nadia Damilano Bo

Insieme si diventa grandi
Crescere i nostri bambini sani ed equilibrati



So che a molti non è piaciuto o l’hanno sentito troppo esile per un Leone d’Oro. Io sono tra i pochi che si sono emozionati vedendo Somewhere di Sofia Coppola e che stringerebbero la mano, con dispiacere del ministro Bondi, al presidente di giuria Quentin Tarantino per il premio conferito all’ex fidanzata.

Il protagonista, un attore in crisi, è un uomo che ha smesso di giocare. Conosce il gioco, ma quello con la g minuscola. Affronta la vita senza passione e privo di quel bambino di cui si parla nel libro “Insieme si diventa grandi”. Soffre di una strana bulimia. Ingoia sesso, lusso, jet set e tanti soldi e poi li vomita cadendo in un’ anoressia di sentimenti, legami e responsabilità.

Il gioco con la G maiuscola è sempre più raro. Quante volte ci capita di vedere persone lavorare, innamorarsi, sposarsi, vivere insieme, fare figli, stare con gli amici senza quel fascino, quel brio che appartiene a chi è libero e in questa libertà trova la felicità. Perdiamo quel bambino che è in noi per essere solo disimpegno o responsabilità, due estremismi privi di quel “divertimento” che esprime amore per la vita. Non cavalchiamo l’energia vitale, siamo sepolti da noi stessi.

I bambini vanno accuditi, cresciuti, mantenuti. Sembra che siano loro soltanto a ricevere da noi, genitori e adulti che gli viviamo accanto. E invece a stare con i bimbi si apre per tutti la possibilità di “crescere insieme”. Su molti fronti. Anche nella dimensione del Gioco. Da loro possiamo re-imparare la passione per la vita e abbandonare lo sguardo triste che talvolta si posa sull’adulto.

E’ impossibile intrecciare le responsabilità dell’adulto con il Gioco? Secondo gli autori di questo interessante libro si può! Secondo Sofia Coppola pure. Tormentato da una depressione mascherata dalla noia del denaro, il suo protagonista Johnny Marco ritrova la strada per la vita vivendo la genitorialità.

Cleo, sua figlia di 11 anni, sa Giocare. Lo sa fare mentre pattina, cucina, scopre un videogioco, legge Twilight, nuota, ascolta musica o prende il sole. Si applica, mette tutta se stessa in ciò che fa, è già un po’ adulta. Fa le cose con responsabilità, ma conservando quel piacere per cui anche le incombenze diventano un biglietto per la gioia. Il padre è contagiato da questo stile di vita giocoso. Se il gioco a cui si assiste ai bordi del campo è bello e vero, le gambe iniziano a fremere e desiderano lasciarsi coinvolgere. E ci ritrova di nuovo in movimento. Così tanto che Johnny abbandona la Ferrari e s’incammina verso un’esistenza più autentica, lasciando che i piedi ritrovino il contatto con la Terra. Il rombo del motore lascia spazio al silenzio, non più assordante, dei piedi che sanno dove condurlo. Emozioni e suggestioni troppo semplici per un Leone d’Oro? Sarà, ma in alcune sequenze mi sono anche commossa.


Il Gioco allinea la testa al cuore e al corpo. Crescere con Viola ci regalerà anche queste sensazioni di “decrescita”. Stupendo! Mentre la attendiamo per questa straordinaria avventura, lei si abbuffa di latte della mamma. Malgrado la mia dieta sia ancora senza glutine, latticini e zuccheri (tranne frutta e miele!), oggi la pediatra ha detto che Viola è cresciuta il doppio di quanto “in media” si cresce in tre settimane. (Comunque, perfino la signorina Rottermayer è più simpatica della nostra pediatra. Mi sa che anche lei ha smesso di giocare da parecchio tempo, peccato… eppure è circondata dai bambini!)

Sarebbe curioso leggere qualche racconto su quali crescite hanno attivato in voi i bambini. O quando abbiamo smesso di giocare.  E non solo i genitori.
Sarebbe bello. Se ci sta… Un abbraccio.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Bellissimo post! Sarà che adoro giocare...
Io amo giocare: nascondino, trivial pursuit, ping pong, calcio, wii, pallavolo, yatzee, canasta, scopa, cuscinate. E senza distinzioni fra adulti e bambini. E senza saper fare molte di quelle cose....
Quando posso giocare mi sento felice e libera, torno un po' bambina, quando tutto era più semplice. Ma soprattutto mi diverto.
Le prime volte che persone che non mi conoscono bene mi vedono giocare (tipo a scuola elementare di mio figlio giocare a palla guerra con i bambini....), vedo nei loro sguardi un misto fra stupore e commiserazione, ma io mi diverto e tanto mi basta. A volte riesco anche a contagiare qualcuno. :-)
E i miei figli? Il più grande, quello serio, all'inizio si infastidisce, ma poi un pochino si lascia andare anche lui (evvai!); mentre il piccolo è entusiasta e ci contagiamo a vicenda.
Il gioco dovrebbe essere un'attività obbligatoria per tutti, soprattutto per gli adulti.

Ricambio l'abbraccio e spero di vedervi presto!
Marina

Lietta79 ha detto...

il gioco, il divertimento, l'entusiasmo nelle cose, il non sentire la fatica anche dopo molte ore di lavoro perché l'hai fatto buttandoti a capofitto senza aspettare il suono della campanella o ascoltando il ticchettio della lancetta che speri arrivi a scoccare l'ultimo minuto di lavoro. questo è il modo migliore di "crescere" e vivere come adulti. io, così facendo, mi sento almeno 10 anni di meno, fisicamente ne dimostro 25 anziché 31, e ho ancora la fantasia e il bisogno di dare e ricevere coccole di una bambina di 10 anni. la vita così è davvero meravigliosa. e a proposito di bambini, io, i miei alunni, anche quelli di 6 anni, li tratto da grandi, da persone pensanti e autonome. poi, ammetto che non sempre è facile lasciarsi coinvolgere dalla loro fantasia, ma quando riesco a farlo e divento il personaggio di una fiaba di un gioco mi rendo conto di quanto poco basti per diventare bambini come loro, e sentirsi liberi.
Un bacio a Viola

Lietta

Michele ha detto...

Che bello leggere l'argomento del post che fa diventare maggiorenne questo blog. Immediatamente penso all'esperienza associativa e a quanto il gioco (spesso da inventare) fosse un'esperienza creativa incredibile, ancor più se condivisa con altri.
Il gioco rende davvero liberi e felici, come mostra bene la scena in piscina e la successiva pace sullo sdraio di protagonisti di Somewhere.
In fin dei conti anche questa pagina web è nata per gioco...

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